25.10.2025 – Il Colpo di Mano di Via Niccolini

Febbraio 14, 2026

"Hello Porners. 25 Ottobre 2025, oggi io e la mia squadra stiamo andando a tirare giù le tende della Numero Uno di Via Niccolini”

“Hello Porners. 25 Ottobre 2025, oggi io e la mia squadra stiamo andando a tirare giù le tende della Numero Uno di Via Niccolini”

E Tu, cresciuto a pane, pagine di Freeway ed Easy Rider, ti ribalti. Segue un reel in stile A – Team, con tanto di Harley – Davidson FXR e furgone GMC Vandura che ricompaiono, quasi saltando a piè pari dagli anni ‘80 per le vie della Chinatown milanese. L’obiettivo del Commando è chiarissimo: salvare (finalmente) le tende della Numero Uno di Carlo Talamo da degrado e abbandono. Da lì a scrivere a Pasquale Bizzarri, fondatore di Kustomporn, per concordare un’intervista, è stato un attimo.

Caro Pasquale, come nasce “Kustomporn”?

Kustomporn nasce nell’anno 2022 dal desiderio di trovare un luogo di aggregazione per tutti coloro che hanno questa meravigliosa malattia del Ferro Vecchio.

Si rivolge a tutti coloro che vogliono parlare, discutere, far festa, passare anche una notte in un posto particolare, lungo il tragitto per andare a un raduno. Molti bikers per esempio da Bergamo fanno tappa qui a modi bivacco. Dormono, la mattina 6.30 – 7.00 senti i kick starter, ripartono e continuano il loro percorso. Questa era un pò la mia visione.

Gli ho dato vita utilizzando le mie skills. Per più di vent’anni ho fatto il direttore marketing per molte realtà dell’altissima ristorazione. Come art director pubblicitario sapevo come dare vita a un brand.

Nei fatti ho brandizzato quello che in origine non era nient’altro che un hashtag #kustomporn per veicolare e sensibilizzare la diffusione dello scatto di un piatto di uno chef al mondo custom: da #foodporn a #kustomporn.

Il concetto si prestava bene per indicare qualcosa di talmente bello e oltre il bello, da diventare porno. Alla fine ho sempre desiderato andare a caccia di quei mezzi, di quei veicoli, talmente rari, talmente belli, da essere quasi porno. Forse ci sto riuscendo.

Tutto nasce da questo, mi sono poi imbattuto nel mio ex socio che faceva l’importatore da svariatissimi anni, che mi ha aperto le porte del nord-europa (Belgio e Olanda in particolare). Da lì sono entrato in contatto con tutte le collezioni private e ho iniziato a presentare all’opinione pubblica veicoli provenienti non dal mercato comune ma da collezioni private. Ogni moto qui ha il suo percorso, la sua provenienza e una storia da raccontare.

Quando nasce l’idea di salvare le Tende della “Numero Uno” di Via Niccolini a Milano?

Mi girava in testa dal 2012, quando ho assistito alla chiusura definitiva della Numero Uno di Via Niccolini. Volevo salvare un pezzettino di quel posto magico, di quella Mecca per biker conosciuta dalla Sicilia alla Val d’Aosta.

Quando poi mi sono accorto che quelle cavolo di tende rimanevano sempre abbandonate lì, mi sono detto: “Quanto ci starebbero bene qui quelle tende a fare ombra ai 1340, agli Shovel ai Twin Cam? Proviamoci”.

A gennaio ho intrapreso una titanica negoziazione tra affittuari cinesi, proprietario del palazzo e burocrazie competenti; con tante incazzature, diatribe, dibattiti, no…, forse…, non lo so… Poi purtroppo ho il dono della perseveranza, per cui quando mi metto in testa una cosa, deve essere quella.

Allora sono andato a sbatterci la testa, fino a quando sono entrato nelle grazie di cinesi e proprietario e sono riuscito ad ottenere le tende. La chiave è stata la tenacia e proporre delle nuove pagode, installate a mia cura e spese a regola d’arte. Da lì, regolamenti edilizi, rendering, quindi simulazioni, materiali certificati… Un travaglio, o meglio un parto gemellare.

I Ragazzi del mio staff poi sono stati pazzeschi, quasi imbarazzanti, guai a chi me li tocca. Abbiamo fatto una missione lampo, dove abbiamo cambiato le cose ed è stato stupendo.

Adesso sono bersagliato da tutti coloro che ci hanno provato, ma non ci sono riusciti. Una cosa ingiusta, mi accusano di speculazione, ma io vendevo moto anche quando non c’erano le tende. Non avrei dovuto farlo io, infatti ho sempre trovato strano che rimanessero sempre lì, in balia di degrado ed elementi atmosferici.

È stata semplicemente la volontà di ottenere qualcosa e dare continuità a una Storia. Ora qui sembra un po ‘ di essere tornati a quel periodo, non è così ma lo ricorda, è un bel ricordare. Via Niccolini era un posto che ho vissuto per tanto tempo e mi piaceva un casino. Mi si è spezzato il cuore quando tutto è finito. Non lo trovavo giusto.

Cosa ha significato per Te la Numero Uno di Via Niccolini?

La Mecca, la Mecca dell’Harley Davidson in Italia. Carlo Talamo, un visionario, un pazzo premonitore, un grande comunicatore è riuscito in qualcosa che nessuno era riuscito a fare e ha dato vita a quel posto in mezzo alla città, in un posto totalmente ostico.

Via Niccolini era diventata veramente la terra promessae il primo vero luogo di aggregazione, di fratellanza di questo mondo biker… Ed è partito tutto da lì. La Numero Uno in quegli anni era parte del tessuto organico della quotidianità di tutti noi.

I Cinesi conoscevano la Storia della Numero Uno?

Assolutamente no, per loro quelle tende erano solo un elemento che faceva ombra. Tra l’altro le hanno tenute lì, mezze aperte, mezze chiuse, ferme per 13 anni. Senza passarci nemmeno una spugnetta, niente.

Rispetto alle Harley – Davidson di oggi, queste Vecchia Scuola cosa hanno di più?

Che sono Harley… A partire da tutto: materiali, elettronica, assemblaggio, durata…

Le prestazioni sono molto diverse. Adesso le Harley fanno godere tanto anche in termini di prestazioni pure, loro no. Ma sono prestazioni esagerate per la filosofia di veicolo. Troppa elettronica: oggi le Harley nuove hanno l’app, una cosa inconcepibile.

Tante Harley nuove dopo 4 – 6 mesi vengono messe in vendita, il mercato ti da anche le risposte. L’utente finale si rende conto dopo poco che non ha quelle percezioni che aveva su questi Vecchi Ferri.

Sai quanti stanno vendendo le ST perché vogliono un 1340? L’ultimo l’altro ieri: “Ho una ST che mi è costata 24.000 Euro, voglio un 1340”. Una cosa sintomatica, te la dice lunga… Purtroppo ci devono sbattere i denti.

Quali sono i progetti futuri di Kustomporn?

Andare avanti così e allargarmi perché ho bisogno di spazio. Vorrei che in uno showroom che si rispetti, le persone abbiamo la possibilità di girare intorno alle moto, salirci, assaporarle in qualche modo, e adesso con 39 mezzi in uno showroom di 200 metri quadrati comincio a stare troppo stretto.

I progetti futuri includono:

  • Ampliamento dello showroom per consentire alle persone di girare intorno alle moto e assaporarle.
  • L’apertura di un cortile all’interno del quale fare eventi.
  • Continuare ad essere un punto di riferimento e un centro di aggregazione per questa malattia.

La cosa che ti piace di più di questo mondo e la cosa che ti piace di meno.

Sempre legato alle persone, nel senso che ho un sacco di clienti malatissimi di questo mondo, a partire dalla mia squadra che sono delle persone eccellenti, che hanno fatto loro proprio lo spirito di questi mezzi, perché trasmettono anche tutto un modo di affrontare la quotidianità.

L’altro è sempre quello legato alle persone, che magari vorrebbero entrare in questo mondo, ma non fanno pace con loro stessi, sul fatto che non è roba per loro.

Diventano arroganti, si pongono in maniera sbagliata, chiamandoli Ferri Vecchi ma nel senso dispregiativo del termine, perché non concepiscono il valore che può avere un Softail Springer del 1989. Quella la chiamo solo ignoranza.

Quotidianamente ho a che fare con l’ignoranza delle persone, che non conoscono il valore effettivo di questi mezzi. Non capiscono che per noi “Cancelli” è una Bella Parola.

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