Quanto al banco?
“Sono 32 cavalli a 11.800 giri al minuto… Ma se tiriamo la carburazione sale fino a 34 cavalli”
Ok, è una ‘Cagiva Mito Racing’.
“E’ un oggetto estremamente pericoloso da adoperare: nel momento in cui prende coppia, sostanzialmente sei già prossimo al cappottamento”.
Ok, è una ‘Kawasaki KX 500’.
Perché la barra di rinforzo?

“Nulla, in accelerazione il telaio tende a piegarsi: il 144 cm3 Quattrini spinge troppo…”.

Ma è una Vespa elaborata?
“No, una Laverda Scooter 50”.

La conversazione telefonica con Werner Ricciolini, fondatore del ‘Museo Moto Laverda’, è andata pressoché così.
Nulla di cui stupirsi, i ragazzi di Breganze (VI) odiano la nebbia e il grigiore invernale, così in quei mesi nel ‘Joe Bar’ del Museo, nascono le idee più strampalate: dalla racer su base Laverda Jota da 100 cavalli, a restauri impossibili, fino a questo giro un ‘dragster’.

Me li immagino Werner e Giovanni Laverda (sì, il cognome non è casuale…), amabilmente appollaiati sui trespoli del bancone, intenti a guardare i tre esemplari di ‘Laverda Scooter 50’ accantonati nell’angolo dell’officina del Museo.
“Ci facciamo un ‘dragster’?”
“Ok dai.”.
Detto ciò, la realizzazione del progetto non è stata banale.
Il ‘Laverda Scooter 50’ tutto è fuorché un mezzo votato alle alte prestazioni.
Nato nel 1962 con un motore monocilindrico di 49 cm3 a 4 tempi, aveva una potenza di 1,3 cavalli a 4.500 giri al minuto.
Un veicolo utilitario, dai bassi consumi, nulla di più lontano da un mezzo destinato alle gare di accelerazione… Se non fosse per un dato forse: il peso a vuoto di 50 kg.
I produttori di motori potenzialmente spendibili per il progetto non mancavano: Quattrini e Zirri a titolo di esempio.

Ma la ‘Laverda MML 144 R’, così si chiama il ‘mostro’ del Museo di Breganze, necessitava di un mentore, un caronte della telaistica, che trovasse il modo di adattare la cassa motore 144 cm3 ‘Quattrini’ al leggerissimo telaio del ‘paperino’ Laverda, che andava inevitabilmente rivisto e rinforzato.
Dove incrociare questo ‘Victor Frankenstein’ della meccanica?
Alla ‘Moto Befana’ di Bassano del Grappa.

Werner racconta così l’incontro con Jonny Lazzaretti, meccanico e preparatore con il pallino delle due ruote di piccolo taglio: “Ad un certo punto ‘sento’ più che ‘vedo’ arrivare la Vespa più ‘bombardata’ che io abbia mai visto in vita mia. Più che uno scooter un ‘Robocop’ di modifiche e saldature… Mi faccio avanti tra la folla con il miglior sorriso possibile stampato in faccia e chiedo: ‘Chi ha fatto ‘sta Vespa qua?’.
“Io”.
Jonny Lazzaretti è il ‘Victor Frankenstein’ che, in tandem con il motorista Luca Zani, ha reso possibile la nascita del ‘dragster di Breganze’.
Jonny costruisce da zero tutti i supporti necessari ad ospitare il motorone ‘M1L 60 GTR 144 cc QUATTRINI’.
Il telaio viene saldato, rinforzato e dotato di una barra di supporto, per reggere il violento temperamento del ‘2 tempi’.
L’allineamento, l’interasse e la geometria generale dello scooter sono quindi completamente riviste.
Alla fine, in una notte senza luna di primavera, il corpo di ‘Frankenstein’ è pronto e parte in direzione Cesenatico, per una carburazione di fino da parte di Luca Zani in persona.

Come va? La parola al proprietario Werner Ricciolini:
“L’ho provata su di una strada chiusa al traffico: si tratta di un mezzo che non può ovviamente circolare liberamente.
Mi sono subito reso conto che lo scooter non ha per nulla un carattere facile, nonostante me la cavi abbastanza nel guidare qualsiasi tipo di mezzo.
Bisogna prenderci la mano, soprattutto le misure, perchè in accelerazione se non sei pronto con il freno posteriore, all’entrata in coppia ribaltarsi è un attimo, il rapporto peso/potenza è di 50 Kg per 32 Cv.

All’anteriore lo scooter è dotato di una forcella bellissima e moderna, con un freno molto potente… Ma al posteriore è rimasto il tamburo originario, che non ha la reattività necessaria per fermare l’impennata.

Per le gare di accelerazione, l’adozione di un impianto a disco posteriore sarà quindi indispensabile.
La cosa sconvolgente è che grazie al lavoro fatto da Jonny Lazzaretti, il mezzo nonostante tutto, alle alte velocità risulta stabile, non è incontrollabile.
Ovviamente fino ad una certa velocità: poi nessuno sa cosa possa accadere.
Lo capiremo più avanti, quando ci sarà la possibilità di provarlo in pista, allora lì si potrà osare di più…
Per come sento lo scooter, può raggiungere senza problemi i 150 km/h.

Ovviamente il problema è se trovi qualche sconnessione sull’asfalto…
Sai, dei minimi saltini…
Lì secondo me non ci sono storie, voli per aria…
Però su pista, con fondo livellato, le alte velocità sono alla portata e puoi anche mettere il ginocchio a terra, ne sono sicuro.
Ci proverò, d’altronde abbiamo montato le gomme in mescola a posta”.
La chiacchierata si chiude così.
L’Architetto Rambaldo Melandri in ‘Amici Miei’ si chiedeva cosa fosse il genio, definendolo un mix di fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.
Jeremy Clarkson parlando della Alfa Romeo 8C, si domandava cosa fosse un’opera d’arte, ricordandoci che per essere tale un oggetto non deve avere altro scopo al di fuori di sé. Guardo Werner sgasare con la sua ‘Laverda MML 144 R’ nel parcheggio del ‘Museo Moto Laverda’ per la gioia di un gruppo di visitatori e penso che qui l’Architetto Rambaldo Melandri e Jeremy Clarkson si sarebbero dati entrambi una pacca sulla spalla.

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