Questa è la storia di una rivalità tra Famiglie.
Di una corsa mai disputata.
E di un piccolo miracolo… Anzi due.
Questa è la storia di due piccole grandi moto da corsa: ‘Marianna’ e ‘Stella’.

‘Marianna’ nacque il 19 febbraio 1955 sulla pista dell’Aerautodromo di Modena.
Iscritta all’Anagrafe Civile o meglio alla Motorizzazione Civile di Modena come Ducati Gran Sport 100 ‘Marianna’.
Suo Padre l’Ing. Fabio Taglioni la chiamò così per motivi di devozione (nel ‘55 correva l’Anno Mariano) e scaramanzia: ‘Marianna’ doveva vincere da subito.
‘Stella’ nacque in segreto nel 1956, nel Reparto Esperienze Laverda di Breganze (VI).

Il nome è di fantasia, ‘Stella’ è un prototipo, non fu iscritta né all’Anagrafe civile, né alla Motorizzazione civile di Vicenza.
Sua madre, la ‘Laverda 75’, era una prima donna dal nome pesante.
Prima moto in assoluto presentata dalla casa di Breganze nel 1949, fu tra le principali protagoniste della motorizzazione italiana del Dopoguerra.
Ha rappresentato per il Paese un’alternativa pratica, affidabile e dal prezzo contenuto ai primi scooters Piaggio e Innocenti (la Vespa e la Lambretta per intenderci).
Il tutto con un ‘curriculum corsaiolo’ di tutto rispetto.
Tra il 1952 e il 1956 la ‘Laverda 75’ si impose stabilmente nelle gare di granfondo ‘Milano – Taranto’ e ‘Motogiro d’Italia’.
Tutto ciò fino all’arrivo di ‘Marianna’, che spariglia completamente le carte del ‘Reparto Esperienze’ della Casa di Breganze.
La Ducati Gran Sport 100 ‘Marianna’ presentava la distribuzione desmodromica.
Niente molle per il ritorno delle valvole del suo motore da 98 cm3, solo bilancieri.
Il risultato?
Il cuore di ‘Marianna’ poteva reggere un alto numero di giri, nella più completa affidabilità.
Il propulsore della blasonata ‘Laverda 75’ era di concezione molto più tradizionale.
Un affidabile monocilindrico quattro tempi da 75 cm3 con distribuzione ad aste e bilancieri: soluzione solida, ma che soffriva ad un alto numero di giri.
Con queste specifiche tecniche, la Ducati Gran Sport 100 ‘Marianna’ si candidava a diventare il nuovo punto di riferimento per le gare di regolarità.
A Breganze non ci stanno, la risposta di ‘Casa Laverda’ viene affidata a ‘Stella’, il prototipo che vedete in fotografia.

L’originario motore monocilindrico quattro tempi da 75 cm3 con distribuzione ad aste e bilancieri da 3 CV è totalmente rivisto dal Reparto Esperienze.

La distribuzione viene spostata dal centro, alla testa del motore e affidata non ad uno, ma a ben due alberi a camme.

Il risultato?
Una ‘Laverda 75’ ad alte prestazioni, dalla cilindrata invariata di 75 cm3.
Sulla carta ‘Stella’ ora ha soluzioni tali da impensierire tutte le Case partecipanti alle gare di regolarità, compresa la Ducati.
Una buona narrativa vorrebbe a questo punto la ‘prova centrale’: il momento in cui ‘Marianna’ e ‘Stella’ si danno battaglia per il successo definitivo o la sconfitta finale.
Ma come detto in apertura, questa è la storia di “una corsa mai corsa” e fu così anche nella realtà, non solo in questo racconto.
La ‘Laverda 75’ così rivista, presentava soluzioni tecniche sofisticate ma dal difficile travaso nella produzione su strada.

La filosofia aziendale Laverda voleva solo moto da corsa derivate dalla serie. Il cliente doveva avere sempre la possibilità di comprare ciò che aveva visto vincere sul circuito.
Il destino di ‘Stella’ è segnato: abbandonata alla ruggine nel capannone del ‘Reparto esperienze Laverda’ fino alla chiusura dei battenti nel 1986.
Ma qui accade il miracolo, o meglio ne accadono due.
Pochi giorni prima della demolizione dei capannoni degli ex stabilimenti Laverda, qualcuno entra di notte nell’ex deposito del Reparto Esperienze e porta in salvo ‘Stella’.
Primo miracolo.

Alcuni anni dopo, il Collezionista Paolo Palma riconosce ‘Stella’ in un anonimo mercatino dell’usato e decide di salvarla con un restauro maniacale.
Secondo miracolo.

Oggi ‘Stella’ sta bene, nelle fotografie la vedete posare felice nelle sale del Museo Moto Laverda di Breganze.
Resta un quesito.
La Laverda 75 ‘Stella’ fu veramente un mero esercizio tecnico fine a se stesso o ha esercitato una qualche forma di influenza successiva?
L’industriale, preparatore e collezionista pesarese Giancarlo Morbidelli è stato in gioventù un grande amante di queste piccole motociclette Laverda da 75/100 cm3.

Negli anni ‘90, partecipa alla rievocazione storica del ‘Giro d’Italia’ in sella ad una ‘Laverda 100’ preparata personalmente con la collaborazione della sua squadra corse.

Le modifiche tecniche apportate alla termica e alla distribuzione della moto in questione sono le medesime che il Reparto Esperienze Laverda apportò per la realizzazione di ‘Stella’.


Photoroutes.it