Devo farti una confessione… Nulla di penalmente rilevante, ma la serie TV “Scooby – Doo! Dove sei tu?” non era la mia preferita, nemmeno da ragazzino. Il plot era un pelo ripetitivo e mi annoiavo presto, ma c’era un protagonista sottotraccia della serie che sin da piccolo catturava la mia attenzione: la “Mistery Machine” ossia il ‘Van’ che guidavano i protagonisti della serie.

Quale fosse il modello esatto?
Difficile a dirsi, tuttavia, ci sono tre modelli principali che i fan e gli esperti indicano come le ispirazioni più probabili:
- Ford Econoline (anni ’60): È il candidato numero uno. La forma piatta del muso, i fari rotondi e le dimensioni generali ricordano moltissimo il modello del 1961-1967.

- Dodge A100: Molto simile all’Econoline, era un altro furgone “cab-over” (con il sedile sopra l’asse anteriore) popolarissimo in quel periodo.

- Chevrolet G-Series (G10): Anche questo modello ha linee molto vicine a quelle disegnate dagli animatori della Hanna-Barbera.

Si trattava di un “ibrido hippy” creato per catturare l’estetica dei panel Van americani di fine anni ’60, esaltati nelle loro derivazioni custom più autentiche fino a metà degli anni ‘80 inoltrati. Un mondo oggi finito, ma dalla ‘filosofia’ precisa. E già che da poco ho finito di leggere questo libro
‘S – P – E – T – T – A – C – O – L – A – R – E’.

Te la racconto 🙂
In principio furono gli anni ‘50 negli States e un discreto numero di giovinastri squattrinati.
Lungo la costa occidentale degli Stati Uniti non vi erano strutture ricettive, o almeno non ve ne erano di abbordabili per le tasche vuote dei ragazzi dei primi anni del Dopoguerra.

C’è una certa canzoncina dei Beach Boys che sta risuonando per la tua testa?
E’ giusto che sia così e se vuoi il poster lo trovi nella sezione ‘STAMPE’ (che ci vuoi fare, pure io pago le bollette 😅).
Insomma i motel per loro erano cari, quale valida alternativa per riposare le stanche membra dopo un’intensa giornata di surf?
O la tenda o, fai attenzione, un veicolo che possa offrirgli un ‘letto’.
Qui emerge un aspetto chiave della filosofia ‘Vanner’: è il letto che la fa da padrone. I veri Van sono di fondo un unico locale ‘boudoir’ costruito intorno al letto.

Qui potrebbe sorgere un ‘misunderstanding’…
Il Van non è una ‘camping car’, né un camper. Una camping car racchiude in otto metri quadrati: lavello, doccia, sala da pranzo e bagno… Tutte le stanze di una casa insomma.
Il Van è una ricercata camera da letto in miniatura: la meccanica al servizio della voluttà.

Tornando al nostro giovane surfer squattrinato negli anni ‘50, ovviamente lui non aveva nulla di simile, compresa la bella e giovane hippie in fotografia. O magari l’aveva anche, ma in tenda.

Come mettere assieme la necessità di gestire una romantica notte in riva al mare e il trasporto delle tavole da surf?
La risposta era data dai vecchi “Breaks” dalle decorazioni in legno lungo le fiancate, più propriamente chiamati “Woodies”.
Questi furono i primi Van: veicoli camere da letto. La sera si scarica il materiale dal “Woodies” e si stende il sacco a pelo e la “hippie”…

Senza i “Woodies”, non avremmo avuto quella cultura del “veicolo come spazio abitativo e sociale” che dai surfisti dei ‘fifties’ ha evoluto il fenomeno ‘Vanner’ negli anni ’60 e ’70.
Oggi il fenomeno ‘Van’ propriamente inteso non esiste. Possiamo dire che il magnifico libro di Alberto Martinez e Jean – Loup Nory, fotografa inconsapevolmente il punto più alto della cultura ‘Vanner’. Ma qual è quindi l’eredità del fenomeno ‘Vans’?
Eccoti ‘Il Decalogo della Filosofia del Vanner’:
- SCORRERE E’ MEGLIO DI CORRERE I limiti di velocità sono bassi, perché allora dare fondo all’esibizionismo della velocità? Piede leggero, bevande fresche e un salotto in cui viaggiare. In una società che compete su tutto, strappiamo la strada alla corsa.
- I SOLDI NON SONO TUTTO Il Vanner non ha molti soldi. I furgoni degli anni ‘60 erano prescelti per le customizzazioni proprio perché venivano via con un pugno di dollari. Le customizzazioni più estrose spesso nascono da sgangherati “Ford Econoline” e “VW Combinato” di recupero. Prima si sistemano le ammaccature in economia; poi si vernicia con gusto, ma non da subito ottenendo raffinati e artistici murales realizzati da professionisti; da ultimo arriva la seduzione degli interni.
- IL LETTO PRIMA DI TUTTO Le personalizzazioni sono le più disparate, ma il Van non dimentica mai la sua natura di ‘letto del surfista’. Dall’alcova con letto a forma di cuore, agli interni di un saloon western. Il letto rimane sempre al centro.
- COMPETIZIONE CREATIVA Il Van del vicino è una sana sfida per il giovane Vanner, che vuole superare non in velocità ma in creatività. Da questa tensione nascono i capolavori dei Van custom.
- ‘FREEDOM FIRST’ L’immensa libertà di potersi fermare ovunque senza dover cercare un motel fin dalle quattro del pomeriggio. Il Van rappresenta l’indipendenza assoluta vissuta nella dolcezza di un veicolo umano, dove ogni metro quadrato emana calore e ripaga il Vanner della fatica della sua creazione artigiana, perfezionata nel corso degli anni.
- LA MODA PASSA, LO STILE RESTA Per molto tempo i produttori americani hanno snobbato i Van, considerandoli una moda passeggera. Dal 1976 sull’onda del successo dei Van show custom, rinascono il ‘Ford Econoline’, esce il ‘GMC Vandura Gaucho’ e la Dodge con il ‘Tradesman’.
- ‘WELL MADE IN AMERICA’ “La prima soddisfazione del Vanner deriva dalla costruzione stessa del Van in sé. Il Vanner può soffrire per mesi, addirittura anni, nel mettere faticosamente assieme i pezzi del suo veicolo. Durante questo periodo di costruzione intensa, l’uomo vive immerso in una forza suprema. Il suo piacere è pari allo sforzo manuale e cerebrale, perché non si tratta solo di saper avvitare, ma di farlo con una precisione al millimetro. La creazione del Van è un travaglio, il susseguirsi di continue sconfitte e successive vittorie raggiunte contro il minuscolo bullone.” cit. “I Vans” di Alberto Martinez e Jean – Loup Nory, Libreria dell’Automobile, 1981
- UN VAN NON E’ MAI FINITO Come l’Uomo vive errante alla ricerca della perfezione, così il suo Van non è mai finito. Si tratta di un eterno ritorno: quando l’obiettivo agognato pare raggiunto, ecco che il Vanner troverà qualcosa da ridire, di stimolate da rifare, da aggiungere. Oppure ricomincerà a ristrutturare l’arredamento degli interni, rifarà una parete, ridipingerà i suoi murales. Un Van non è mai finito, l’ideale non è mai raggiungo, come nella vita.
- UN NARCISO VIAGGIANTE Al Vanner piace viaggiare. Percorre le autostrade a bassi giri, esibendo in piena strada il suo ego rimesso a nuovo. Anche questa è ‘filosofia’ del Vanner.
- IL COMUNISMO DELLA BELLEZZA La bellezza non è di tutti, perciò va condivisa. Il Vanner ama l’incontro e i Vanners incontrandosi cancellano l’isolamento del mondo moderno. Da qui i raduni. D’altronde in gruppo la vita è più semplice, per quanto non perfetta. Tra i partecipanti vi è un’osmosi, come fra due liquidi uniti da una passione comune. I Vanners parlano tra loro, anche se formalmente non si conoscono, un po’ come gli Harleysti. Anche qui è semplicemente una questione d’amore collettivo.
Bene il decalogo della ‘Filosofia del Vanner’ è finito 😉
Di strada rispetto ai primi “Breaks” e “Woodies” dei surfisti, ne abbiamo fatta. Quello dei Vanners è un modo di leggere la realtà, se vogliamo anche di resistere alla vita.
La filosofia è apparentemente semplice, acquistare un furgone nudo e scassato. Poi sistemarlo lentamente, al ritmo delle fantasie e dei mezzi disponibili a fine mese.
Vi è una chiosa da fare. I Vans, anche quelli più custom ed elaborati, si trovano nei quartieri più semplici. I loro proprietari, provengono da tutte le classi sociali, fuorché da quella dei vincenti. Quando non sei ricco, sogni l’avventura. Cerchi un modo di evadere da quella casa ‘così così’, da quella vita mediana, di cui in fondo non vai orgoglioso oppure vivi con disagio. I Van in questo ristabilivano l’equilibrio.
Carico di decorazioni magiche, dotato all’interno degli ornamenti mobiliari più lussuosi, fa da contrappeso a una certa povertà. Il Van è il mezzo delle classi medie o poco agiate, il sogno di coloro che ancora sognano. Alla fine rappresenta una miniatura degli appartamenti che sogniamo, ma che forse non avremo mai.
E’ l’eterno ritorno Baby, tutto nasce e ritorna nelle tasche vuote di un ragazzo, che non si poteva permettere un Motel 😉

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