La strada è quella, il cielo lo stesso e la campagna (o il mare, se preferite) scorre sempre nel mio specchietto di sinistra.
Quando abiti nel ‘nord – est’ è così, andata con il mare nello specchietto di babordo, ritorno con il mare nello specchietto di dritta.
Eppure non posso non chiedermi come mai, in sella ad una ‘Harley – Davidson’ tutto sia così diverso.
Un esempio?
Queste moto marcano il terreno e segnano un confine intorno a sé.
Sono come un cane fedele a cui vuoi bene, lo lavi perchè ne ha bisogno, ma in fondo l’odore che lascia in casa o nella stanza in cui ama passare più tempo, ti piace e lo cerchi.
L’Harley è uguale, ha un buon odore e lascia un buon odore.
Ricordo la prima notte che ho parcheggiato ‘Zora’ nella sua ‘cuccia’, o meglio nel suo garage.
La mattina seguente apro la saracinesca e ‘bam!’ una botta inebriante di cuoio, olio caldo e tostato su per il naso.
Una carezza olfattiva a cui non ero preparato.
Una fragranza unica, che rincrocio ad ogni semaforo nell’attesa del verde.
Il calore sale e ‘bang’, nelle narici: l’odore dell’Harley.
Alcuni dicono sia per il suo oliaccio minerale 20W50.
Un articolo rubato all’agricoltura e prestato al motociclismo, che manderebbe rapidamente al creatore buona parte dei motori plurifrazionati in commercio.
Altri lo imputano al concorso del raffreddamento ad aria.
Sarà ma i miei ricordi olfattivi di altre moto sanno di plastica cotta e paraflu’ bruciato, questa sa di buono.
Non si vede, non si intende, non si scrive con le parole.
L’odore dell’Harley è come un’anima immateriale, si rivela solo a chi la sa comprendere.

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