Chiamalo caso, fato o come meglio preferisci.
Ci sono incroci di attimi che, volenti o nolenti, indirizzano un’intera vita. Immagini forti che si impressionano nella mente come una fotografia, condizionandoti in modo ineluttabile.
È la storia di tutti, ed è sicuramente quella di Alberto. Un bambino di 7 anni che alla fine degli anni ‘70 incrocia la sua vita con la Fiat 131 Abarth Gruppo 4 “4 Rombi” di Tony Fassina nella polvere di una gara di “autocross” lungo la golena del Piave.

Il ruggito del quattro cilindri e le linee inimitabili di quell’auto lo fanno scattare dentro, come una fotografia. Uno scatto che lo accompagna ancora oggi, a cinquant’anni di distanza, mentre racconta come è nato il progetto di recupero della Fiat 131 Abarth che vedete ritratta in questi scatti: la sua Fiat 131 Abarth.
Alberto lo capisco subito, è un gran manico, né sà tanto di auto, quanto di moto. Un passato da crossista sui ‘500 2 tempi’ e un curriculum stradale di tutto rispetto. Dalla Delta Evoluzione alla Suzuki Hayabusa, ne ha portate al limite tante, ma non è mai riuscito a dimenticare le linee e i colori della 131.
Cinque anni fa decide di passare dalle parole ai fatti e si mette alla ricerca di una base accettabile per realizzare il suo sogno: la sua personale Fiat 131 ABARTH. La ricerca lo porta da Jesolo a Taranto in Puglia, dove inciampa in una Fiat 131 ‘due porte’ dalle condizioni terrificanti.

Una base più adatta allo sfasciacarrozze che alle sagge mani dei ragazzi friulani di “ScoccheDonda”, che con pazienza lavano, recuperano, rinforzano e trattano con resine e kit dell’epoca, la carrozzeria della 131 tarantina. L’auto un colpo di martello dopo l’altro torna a nuova vita e si avvicina sempre più al risultato che vedete in questi scatti.
Ci si sarebbe potuti fermare là, magari realizzando un ‘restomod’, ma gli amici friulani di Alberto, Flavio e Roberto non vogliono sentire ragioni: “Esteticamente hai realizzato un capolavoro, devi andare fino in fondo”.
Alberto obbedisce. Dopo il risanamento strutturale, si procede con una preparazione meccanica di prim’ordine nel rispetto dei parametri originali dell’auto dell’epoca. Una ricerca puntigliosa, tra mercatini e scaffali polverosi di vecchie officine, proprio come piace a noi fanatici di Photoroutes.it.
Il monoblocco, poi il differenziale, infine la svolta grazie ad Armido Scapin, meccanico veneto che negli anni ‘70 bazzicava abitualmente per la “Scuderia 4 Rombi” e che miracolosamente ammette ad Alberto di avere da parte numerosi pezzi destinati proprio alla 131 della allora Scuderia.
Il risultato lo potete vedere in questi scatti: cinque anni di lavoro, un sano quattro cilindri in linea da 1.995 cm³, 16 valvole, rigorosamente a carburatori, amorevolmente assemblato e messo a punto da Guido dell’officina “Jesolo Motors”. Il tutto per un rapporto peso potenza ‘motociclistico’ di 1000 kg/200 cv di potenza.

Fa sorridere pensare che tutto questo sia nato da una singola fotografia scattata nel cuore di un bambino quasi cinquant’anni fa. Una fotografia che oggi, grazie al progetto di restauro, ha fatto incrociare anche me e Alberto, chiudendo il cerchio di questa incredibile storia. Anche queste se vuoi puoi chiamarle ‘sliding doors’.
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