La ‘Continental Divide’, una linea immaginaria che attraversa il Continente Americano da nord a sud.
Fa da spartiacque: alla sua destra tutte le acque confluiscono nell’Atlantico, alla sua sinistra tutte le acque sfociano nel Pacifico.
E’ un ‘non luogo’, un qualcosa che c’è, sta nell’aria, risponde a regole fisiche, ma non puoi individuare visivamente, se non simulandolo su di una mappa.
Però funziona, ne puoi vedere gli effetti: un po’ come per l’amore e l’odio.
L’idea del ‘Continental Divide’ è affascinante ed influenzata negli Stati Uniti d’America dall’esistenza di un itinerario conosciuto come ‘Continental Divide Trail’: il percorso escursionistico più lungo degli Stati Uniti, che attraversa il Paese da sud a nord, collegando il confine messicano con quello canadese, inerpicandosi sulle creste delle catene montuose americane.
La forza di questa idea è tale da essere ricordata più volte lungo il tracciato della storica ‘Route 66’, con cartelli che sostanzialmente dicono sempre la stessa cosa: “da questo punto, i fiumi svoltano a sinistra verso il Pacifico e a destra verso l’Atlantico”.
Ho incrociato un film dedicato alla ‘Continental Divide’, che se ami l’espressionismo fisiognomico di John Belushi ti consiglio vivamente.

Titolo storpiato in italiano “Chiamami Aquila”, titolo originale ovviamente “Continental Divide”.
E’ del 1981 ma lo trovi caricato sulle principali piattaforme di streaming.
Il tema è anche qui binario, da spartiacque, l’incontro impossibile tra un uomo di città, Belushi nel film, e Blair Brown, una donna di montagna, lungo i crinali virtuali della “Continental Divide”.
Torna la semplificazione, il codice binario ‘1 – 0’, vero o falso, bianco o nero, giusto/sbagliato…
Perché succede questo?
E’ qualcosa di arcaico, antropologico ed evoluzionistico.
L’umanità ha sempre avuto bisogno di costruire, sistemi e organizzazioni che simulino l’idea della certezza, della sicurezza, per garantirsi vita e sopravvivenza.
In ultima analisi che ci regalino l’illusione di avere il controllo su di una realtà complessa, sfuggente e incontrollabile, evitandoci la scala di grigi che regola, non solo le pellicole da 35mm, ma anche la realtà.
E’ l’Umanità Baby, gira così.
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